tacet

 

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Giuseppe Verticchio on www.oltreilsuono.com

Quando alcuni anni fa scelsi un nome per il sito "Oltre il Suono - Musica di Confine", avevo in mente un ideale di musica che fosse davvero "coraggiosa", realmente "avanti", al di fuori di ogni stereotipo ma al tempo stesso intrisa di una forte emozionalità e non "svenduta" alla sperimentazione "spicciola" e a grana grossa così diffusa in questo periodo.

Con "Tacet", di recente uscita per la prestigiosa etichetta australiana Extreme, Luca Formentini ha realizzato un CD di musica così straordinaria, ricercata, al di fuori dagli schemi ma al tempo stesso estremamente "calda" ed emozionante, che probabilmente, se in questo momento dovessi scegliere il CD più adatto a rappresentare il progetto "Oltre il Suono" e quell'ideale di musica che avevo in mente allora come adesso, senza grandi esitazioni credo che sceglierei proprio il presente "Tacet" di Luca Formentini.

Nato con la collaborazione di artisti come Markus Stokhausen, Steve Jensen, Steve Lawson, Deborah Walker e Frank Moreno, "Tacet" raccoglie elementi, influenze e strumenti derivanti da diverse esperienze e da diversi generi musicali, riunendoli in una forma sonora e compositiva al di fuori di ogni possibile definizione stilistica che però non lascia nulla al caso e all'improvvisazione, integrando con creatività e grande capacità i vari "ingredienti",  "fissando" su CD una proposta musicale assolutamente originale e di grande spessore.

Musica "vera" proposta da un artista "vero"; tredici brani in cui alla chitarra di Luca Formentini, spesso splendidamente effettata/trattata, vanno ad accostarsi di volta in volta suoni di violoncello, parti di batteria elettronica, basso elettrico, tromba, voce, armonica... Atmosfere per lo più "morbide", spesso rarefatte e ambientali, ma non per questo troppo minimali, "semplici" o peggio ancora insignificanti. Straordinarie emozioni dall'inizio alla fine, sonorità inedite, soluzioni intelligenti, argute, spesso imprevedibili...

Un'opera che soltanto chi ha le orecchie violentate e assuefatte da tanta musica finto-sperimentale/vera-spazzatura circolante in questi ultimi anni potrebbe non comprendere e non apprezzare. Tra i brani assolutamente imperdibili citerei l'insuperabile "Deep Test", un vero pozzo di idee, il più ritmico "Frame", il trainante e "drammatico" "The Fragile Second", il quasi "psichedelico" "Skin for the Angel"; ma ancora non dimenticherei il malinconico e "notturno" "Jealous", l'evocativo "Layer (Resonance)", il variegato "Sensing the Mirror", il suggestivo "Misha"... A questo punto mi rendo conto di aver già citato quasi tutti i titoli dei brani del CD, quindi interrompo opportunamente l'elenco, e cercando di trovare di getto un unico aggettivo che possa esprimere in sintesi estrema il mio giudizio definitivo su questo CD mi viene in mente una solo termine: "Superiore".

Andrea Ferraris on www.chaindlk.com


After Australians, Americans and Japanese, Italians are doing their best to increase their ethnic weight between the ranks of Extreme records and Luca Formentini follows Claudio Parodi, by the way even if both those country fellows can be ideally filed under “drone” music, the nature and the final result of the two works are quite far one from each other”.

Formentini has a candid old school ambient/visionary approach that I’m sure many of you (me included) will appreciate. While remembering you “old school” doesn’t imply always: “surpassed”, Formentini’s refined effort will kill those who loved the most inspired Eno, David Torn (minus some of his old fashioned fusion reminiscences), the most sober Laswell and many beautiful documentary soundtracks you may have (or have not) heard once in your life. I’m tented to say this could be a sophisticated atmospherical release with a ECM, Axiom cut (no, it’s nit dub). Don’t worry, I know for many of you ECM (and Axiom) has become just a synonym for “chic music for pretentious bourgeois intellectual wannabes”, but I’ve to admit myself they still put out interesting records every now and then.

For what it’s worth Luca has some celebrities featured on this cd: Markus Stokhausen (son of such a father but great musician himself!), Sylvian’s own Steve Jensen that surely have enriched what already was an intense release just to name the most famous. By some means I wish I’ve been able to express this guitar driven songs are in some way close to “classic ambient” but scout’s honour: if that’s the so called classicism is more than welcome!

The fact is Formentini has simply exploited a pre-existing “language” but he manages to be both lyrically evocative and touchy thar makes the difference. “Tacet” is warm and has the undoubtful quality to make you feel relaxed both when the mood of the track is sad and when we have something close to the softest/diluted evolution of Miles Davis (Nordic jazz anybody?).

While many of his contemporaries fall while looking for the coolest sound, Formentini is more absorbed in the search for interiority and you can hear it. I know I may sound dumb for writing this but after many listening I couldn’t but think how Wenders’ “Until the end of the world” wouldn’t have been such a bore with a soundtrack like that. Nothing can better describe “Tacet” but relaxing.

Karsten Zimalla on www.westzeit.de

Roger Richards hat für sein legendäres Avantgarde/Ambient-Label offenbar ein neues Feld entdeckt, denn die letzten Extreme-Veröffentlichungen beschäftigen sich nahezu ausschließlich mit improvisierter, jazzgeschulter Musik.

So auch diese CD des italienischen Gitarristen: Fragile Gebilde verlassen die "fretless electric", treffen auf ebenso zarte Fragmente von Trompete (wunderbares Gastspiel von Markus Stockhausen) oder Cello (auch großartig die mir unbekannte Deborah Walker), um sich zu einem beruhigenden Schweben zu vereinen, dass trotzdem weit jenseits von ECM & Co. liegt.

Tacet - das lateinische Wort für Schweigen - meint als (klassische) Spielanweisung "lange Stille". Diese hier ist sehr sehr angenehm.
*****

Alessandro Cartolari on www.live-electronics.com

Luca Formentini è un chitarrista bresciano attivo da diversi anni e questo è il suo primo cd pubblicato dalla nota etichetta australiana Extreme. Tacet è stato registrato dallo stesso chitarrista tra il 2005 e il 2006 con l'aiuto di diversi ospiti: Markus Stockhausen (tromba), Steve Jansen (batteria elettronica), Deborah Walker (violoncello), Steve Lawson (basso elettrico) e Frank Moreno (batteria).
L'autore, sul suo sito, scrive: "Riempire gli spazi con suono e musica può ridare la sensazione del nulla... Tornare quindi ad ascoltare quella ricchezza di sensazioni che è nell'anima del silenzio". L'intento è chiaro: pochi suoni curati nei particolari, la creazione di ambienti sonori in lento movimento per chitarra elettrica e chitarra fretless, melodie statiche ma allo stesso tempo suggestive, processamento elettronico ben equilibrato tra loop e risonanze.

Assolutamente da sottolineare l'ottima resa sonora del cd; la gestione "minimale" degli interventi dei guest che in rare occasioni sono più di uno per pezzo e spesso con un ruolo coloristico; la centralità del fraseggio di Formentini. L'unico intervento che risulta deludente è quello di Steve Jansen in Frame, che oppone ad un un fraseggio di "Frippiana" memoria, una ritmica statica e di maniera, che ben poco aggiunge al brano se non una certa banalità. Ben diverse Sensing the mirror e Tacet con Markus Stockhausen, che aggiunge un lato acustico/timbrico all'interessante tappeto del leader, dando vita a due delle improvvisazioni ambient più riuscite, a mio parere, del cd.
Emergono echi pop (The fragile second, Skin for the angel, Layer) e momenti più spregiudicati (Thou, Misha) che hanno un buon incontro/scontro nel brano Coastlight grazie anche all'apporto di Frank Moreno alla batteria.

Un cd di genere, che sceglie luoghi di incontri e di separazioni, di attese e di tensioni soffuse e rallentate, a volte forse didascalico, ma comunque interessante.

 

 

 

 


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