In depth: Tacet album

Tacet 333x333Tacet is music for silence.

An exploration of the meaning of silence through music.
Not the physical condition of being surrounded by silence, the emotional one.
I was having the impression that the feelings I used to reach through silence were possible when I was able to go over the background noise of living through music.
I used to introduce this album saying I reach silence through music, then I can feel.

Tacet means being silent, from latin.
It is also the word that you see in partitures that means that the instrument must not play.
It is my second solo album.

It has been recorded in a long time after I moved to where I currently live, another place where I have been living a long time before: San Martino della Battaglia, in the countryside south of the lake Garda.

Amazing musicians and humans have joined me in making this record: Markus Stockhausen, Deborah Walker, Steve Lawson, Frank Moreno and Steve Jansen.
There was a track which was done with Holger Czukay that wasn’t added to the final tracklist, it was a beautiful contribution in which Holger played with my sounds. Unfortunately the resulting mood was not in the direction I was feeling Tacet had to take, so it is still here, waiting for the right time to come out.

It has been published by the great Extreme Records, in Australia.
Roger has been one of the most supportive and stimulating people I have had the luck to meet in the music world and not just there.
I am very sorry Extreme has been slowing down its activities lately. I reccomend you to visit their website and support them how you can. They really deserve it.

A few reviews:

Tobias Fisher on Tokafi

Cyclic Defrost

Chain DLK

Scaruffi

Furthernoise

Kathodik

Textura

Sergio Eletto on www.sands-zine.com
Tredici progressioni atmosferiche serpeggianti e sensuali guarniscono il nuovo cd del chitarrista bresciano Luca Formentini. “Tacet” è il fratello minore di “Subterraneans” (2003), cronologicamente, la proposta più recente in ambito solista, uscita per i tipi della Auditorium. L’approdo ad una label come la Extreme, esperta in sonorità ascetiche (illustrate prevalentemente attraverso manierismi ambient, minimalisti e impro-industrial), sembra conferire alla sostanza generale del disco una particolare inclinazione per le flessuosità dell’ambient music.
L’idea di solo per Formentini è sicuramente originale: essa si sviluppa mediante il rapporto collaborativo ininterrotto con un manipolo di musicisti, conformi all’autore per diletto compositivo e predisposti ad improvvisare, secondo un’attenta metrica intuitiva. Anche alla bisogna, quindi, si incontrano i nomi di Markus Stockhausen (tromba), Deborah Walker (‘cello), Steve Jansen (electronic drums), Giovanna Gabusi (voce), Steve Lawson (basso elettrico e ‘intimo’ collaboratore di Luca) e Frank Moreno (batteria). Ognuno di questi artisti compare (e scompare) nei meandri di “Tacet”; Luca si cimenta minuziosamente ad alternare brani, composti e suonati in completa solitudine, magari intervallandosi alla manipolazione di più strumenti, con altre piste che consegnano formazioni doppie, o al massimo triple, come per Sensing The Mirror e Coastlight.
Che dire, stiamo parlando di autentica classe e raffinatezza. Snodata, eclettica: la verve del nostro, da un humus di base pro-relax, tocca contemporaneamente le longitudini della minimal-ambient – niblockiana e magmatica – e le latitudini esotiche di una complessa (para) world-music. Rivoli, gocce sottilissime di un offuscato ritmo downtempo si mescolano a misteriose formule algebriche, composte da unità di neo-funk furutista (Frame) e da crescenti balzi dell’elettronica; questi ultimi, a loro volta, impastati con micro-spazi di scaltra improvvisazione, intesa tradizionalmente in senso jazzistico, oppure con furtive comparse di micro-rumori, elaborati e trattati in differenti guise. Le corde s-n-e-r-v-a-t-e da qualsivoglia agitazione rumorista, determinati stati d’indole slow-etno-mood, il concedersi senza preclusioni agli impalpabili piaceri della melodia, possono indurre a fantasticare (inutili) ragguagli con lo spettro (iniquo) della new age. (Pre)concetto da scansare a tutti i costi, per godere a pieno titolo di perle del calibro minimal-drone di Thou; della meraviglia sprigionata dai pochi secondi di Layer (First); delle forme liquide di Deep Test; delle analitiche geometrie ritmiche elettro-notturne e dei languidi affondi di basso-funk in Frame; dei complicati intarsi di free-form inoculati dai soffi infastiditi della tromba in Sensing The Mirror (tra le più belle e sature composizioni di Tacet). In The Fragile Second, un’avviluppata registrazione live, il solo basso elettrico di Steve Lawson e l’elettrica di Luca mutano, metaforicamente, in una fantomatica bilancia sonora, soppesata tra linee guida della chitarra, virtuose e felpate, e scenografie sottostanti invocate mediante delicati delay – e altri effetti – generati con grazia dal basso. Se, invece, vi conterrete dal darmi del pazzo, le astrazioni soliste, oblique, irregolari, che la chitarra fomenta con Misha hanno fatto pensare, ed è proprio il caso di dirlo, intuitivamente, alle ‘variazioni per tre piste’ di Nuno Cannavaro. Gli scenari del compositore iberico si avvicendano ad altri sketch in solitaria di derivazione improv: più ferruginosa e acustica, nel caso di July, con brandelli di noise più ostico, nell’intro di Skin For The Angel. Non si può chiudere senza aver menzionato la title track, costruzione a due coadiuvata insieme ai solchi – lontanamente – mediorentaleggianti della cornetta di Stockhausen ed alle cavillose manipolazioni chitarristiche (probabilmente, giochi di pick up e delay in uggiosa ripetizione), all’orecchio, grinzose e crepuscolari.
Inoltre, è importante inserire a tal punto, l’idea di fondo che, suppongo, non animi solo quest’occasione, ma tutta l’opera del chitarrista di Brescia: il silenzio e la sua manifestazione, la sua ricchezza, la sua profondità, il suo camaleontico modo di apparire e interagire con il tempo e lo spazio circostante…
Sia direttamente sul sito di Unguitar, sia nell’info-press di supporto al cd, spicca un’importante parentesi aperta da Formentini sull’assenza di suono… di materia:
«Abbiamo perso la facoltà del silenzio. Il rumore di fondo dell’essere ci distrae dall’ascolto. Riempire gli spazi con suono, musica può ridare la sensazione del nulla. Tornare quindi ad ascoltare, sentire quella ricchezza di sensazioni che è nell’anima del silenzio. Con il suono offro il silenzio.»
Effettivamente, rimane leggermente ostile il tentativo di unire anche simbolicamente un’opinione di questa portata, ad esempio, con le profusioni ‘armolodiche’ di un brano come Coastlight che, data la ricchezza timbrica, sembra sbucare dalle migliori prove avant-jazz dei Chicago Underground; ma, d’altronde, l’astrazione, la voglia di non schematizzare il disco entro rigide categorie, marcia di pari passo con un innato rigore compositivo. Il silenzio non si ricorda, si omaggia e si musica, esclusivamente, alla maniera dello storico “4:33” di Cage, ma anche passando per situazioni apparentemente contrapposte.
Tutt’altro che supposizione, “Tacet” e il suo deus ex machina saranno ospiti prediletti della futura playlist di fine anno, sorpassando a pieno merito le prove, più o meno simili, che altri chitarristi del ‘giro’ hanno di recente forgiato; vedi, tanto per citarne uno, Oren Ambarchi ed il suo ultimissimo “In Pendulum’s Embrace”.

Andrea Ferraris on www.chaindlk.com
After Australians, Americans and Japanese, Italians are doing their best to increase their ethnic weight between the ranks of Extreme records and Luca Formentini follows Claudio Parodi, by the way even if both those country fellows can be ideally filed under “drone” music, the nature and the final result of the two works are quite far one from each other”.

Formentini has a candid old school ambient/visionary approach that I’m sure many of you (me included) will appreciate. While remembering you “old school” doesn’t imply always: “surpassed”, Formentini’s refined effort will kill those who loved the most inspired Eno, David Torn (minus some of his old fashioned fusion reminiscences), the most sober Laswell and many beautiful documentary soundtracks you may have (or have not) heard once in your life. I’m tented to say this could be a sophisticated atmospherical release with a ECM, Axiom cut (no, it’s nit dub). Don’t worry, I know for many of you ECM (and Axiom) has become just a synonym for “chic music for pretentious bourgeois intellectual wannabes”, but I’ve to admit myself they still put out interesting records every now and then.

For what it’s worth Luca has some celebrities featured on this cd: Markus Stokhausen (son of such a father but great musician himself!), Sylvian’s own Steve Jensen that surely have enriched what already was an intense release just to name the most famous. By some means I wish I’ve been able to express this guitar driven songs are in some way close to “classic ambient” but scout’s honour: if that’s the so called classicism is more than welcome!

The fact is Formentini has simply exploited a pre-existing “language” but he manages to be both lyrically evocative and touchy thar makes the difference. “Tacet” is warm and has the undoubtful quality to make you feel relaxed both when the mood of the track is sad and when we have something close to the softest/diluted evolution of Miles Davis (Nordic jazz anybody?).

While many of his contemporaries fall while looking for the coolest sound, Formentini is more absorbed in the search for interiority and you can hear it. I know I may sound dumb for writing this but after many listening I couldn’t but think how Wenders’ “Until the end of the world” wouldn’t have been such a bore with a soundtrack like that. Nothing can better describe “Tacet” but relaxing.

Giuseppe Verticchio on www.oltreilsuono.com
Quando alcuni anni fa scelsi un nome per il sito “Oltre il Suono – Musica di Confine”, avevo in mente un ideale di musica che fosse davvero “coraggiosa”, realmente “avanti”, al di fuori di ogni stereotipo ma al tempo stesso intrisa di una forte emozionalità e non “svenduta” alla sperimentazione “spicciola” e a grana grossa così diffusa in questo periodo.

Con “Tacet”, di recente uscita per la prestigiosa etichetta australiana Extreme, Luca Formentini ha realizzato un CD di musica così straordinaria, ricercata, al di fuori dagli schemi ma al tempo stesso estremamente “calda” ed emozionante, che probabilmente, se in questo momento dovessi scegliere il CD più adatto a rappresentare il progetto “Oltre il Suono” e quell’ideale di musica che avevo in mente allora come adesso, senza grandi esitazioni credo che sceglierei proprio il presente “Tacet” di Luca Formentini.

Nato con la collaborazione di artisti come Markus Stokhausen, Steve Jensen, Steve Lawson, Deborah Walker e Frank Moreno, “Tacet” raccoglie elementi, influenze e strumenti derivanti da diverse esperienze e da diversi generi musicali, riunendoli in una forma sonora e compositiva al di fuori di ogni possibile definizione stilistica che però non lascia nulla al caso e all’improvvisazione, integrando con creatività e grande capacità i vari “ingredienti”,  “fissando” su CD una proposta musicale assolutamente originale e di grande spessore.

Musica “vera” proposta da un artista “vero”; tredici brani in cui alla chitarra di Luca Formentini, spesso splendidamente effettata/trattata, vanno ad accostarsi di volta in volta suoni di violoncello, parti di batteria elettronica, basso elettrico, tromba, voce, armonica… Atmosfere per lo più “morbide”, spesso rarefatte e ambientali, ma non per questo troppo minimali, “semplici” o peggio ancora insignificanti. Straordinarie emozioni dall’inizio alla fine, sonorità inedite, soluzioni intelligenti, argute, spesso imprevedibili…

Un’opera che soltanto chi ha le orecchie violentate e assuefatte da tanta musica finto-sperimentale/vera-spazzatura circolante in questi ultimi anni potrebbe non comprendere e non apprezzare. Tra i brani assolutamente imperdibili citerei l’insuperabile “Deep Test”, un vero pozzo di idee, il più ritmico “Frame”, il trainante e “drammatico” “The Fragile Second”, il quasi “psichedelico” “Skin for the Angel”; ma ancora non dimenticherei il malinconico e “notturno” “Jealous”, l’evocativo “Layer (Resonance)”, il variegato “Sensing the Mirror”, il suggestivo “Misha”… A questo punto mi rendo conto di aver già citato quasi tutti i titoli dei brani del CD, quindi interrompo opportunamente l’elenco, e cercando di trovare di getto un unico aggettivo che possa esprimere in sintesi estrema il mio giudizio definitivo su questo CD mi viene in mente una solo termine: “Superiore”.

Textura on www.textura.com
Latin for “it is silent,” ‘tacet’ is a musical term used to indicate that an instrument doesn’t play for a long interval of time, often an entire movement (one naturally thinks of John Cage’s 4’33” (1952) whose score consists of one page, with indications of three movements, each one marked “tacet”) but guitarist Luca Formentini’s Tacet doesn’t traffic in silence much at all, to be honest, though it does sometimes tilt more towards introverted reflection than extroverted grandstanding.

Formentini’s one of those virtuosi who is more intent on exploring the textural possibilities his instrument offers rather than crafting the perfect solo, and accompanying him in that pursuit are kindred explorers like trumpeter Markus Stockhausen and cellist Deborah Walker. Many of the pieces feature the guitarist alone, though the range of effects he typically deploys ensures that a given track suggests the workings of a small ensemble than a single player.

“Misha” and “Layer (resonance),” for example, are both Formentini alone, but sound like two or three Frippertronics-inspired experimentalists gracefully weaving lines around one another (the effect presumably simulated by sampling and looping the guitar in real-time). With electronic drums added by Steve Jansen (of Japan fame), the moodily atmospheric “Frame” brings Tacet close to the sound of Andy Summers’ underappreciated full-length The Golden Wire issued in 1989. Similarly, “The Fragile Second,” with its liquid guitar tone and hazy sustain, would fit seamlessly into Summers’ album too without anyone noticing the change in personae. Tacet ‘s most boundary-pushing piece is probably “Skin for the Angel” where Formentini uses electric and fretless guitars and micro-noises to sculpt a slow-moving, nine-minute epic of dark ambient.

Despite any restrictedness hinted at by the title, the album is wide-ranging in stylistic scope, though, at sixty-seven minutes, would have benefited from a quarter-hour of judicious pruning.

Rigobert Dittmann on Bad Alchemy www.badalchemy.com
Dem 1968 in Brescia geborenen Gitarristen kann man sich von vielen Seiten nähern, über seineKollaborationen 
mit Holger Czukay (Linear City, 2002, 21st Century,2007), über die Intuitive Musik, die er mit Markus Stockhausen
spielt, über 3 Men And A Camera mit Franck Vigroux (Push The Triangle), über Soloarbeiten wie 
Subterraneans (2003), die sein Landsmann P. Scaruffi als „tragic, post-ambient soundscapes“ charakterisierte. 

Oder über die Extreme-Tradition von Vidna Obmana, Mo Boma, Soma. Ambiente Sound- und Dreamscapes, 
psychophysische Schwingungen zwischen Royal Spa und Vermilion Sands. Formentini integriert in seine 
Streicheleinheiten gelegentlich den Celloklang von Deborah Walker, Drumming von Steve Jansen (Japan), 
den Trompetenton von Markus Stockhausen, Ghostwhispers von Giovanna Gabusi, Bassschwingungen 
von Steve Lawson (Recycle Collective, The New Standard). 

Er spielt seine Gitarren elektrisch, akustisch und fretless, so unrockig wie es nur geht. 
Virtuose Werbung für ein Schöner Leben im New Age, Lobgesänge des Seelenfriedens, intuitive Einbettung 
in ein harmonisches, subtiles Paralleluniversum.
Seien wir gnädig, nähern wir uns Tacet auf den Zehenspitzen des Wohlwohns über Eno, Fripp, 
Rich und Sylvian.

Karsten Zimalla on www.westzeit.de
Roger Richards hat für sein legendäres Avantgarde/Ambient-Label offenbar ein neues Feld entdeckt, denn die letzten Extreme-Veröffentlichungen beschäftigen sich nahezu ausschließlich mit improvisierter, jazzgeschulter Musik.

So auch diese CD des italienischen Gitarristen: Fragile Gebilde verlassen die “fretless electric”, treffen auf ebenso zarte Fragmente von Trompete (wunderbares Gastspiel von Markus Stockhausen) oder Cello (auch großartig die mir unbekannte Deborah Walker), um sich zu einem beruhigenden Schweben zu vereinen, dass trotzdem weit jenseits von ECM & Co. liegt.

Tacet – das lateinische Wort für Schweigen – meint als (klassische) Spielanweisung “lange Stille”. Diese hier ist sehr sehr angenehm.
*****

Mikolaj Furmankievicz on www.departmentofvirtuosity.com
Luca started his musical adventure in the eighties and its proof is a tape “The Room” (1988). Then, he recorded other solo albums like “Solo Works” (1999) and “Subterraneans” (2003). Mr. Formentini cooperated with the likes of Franck Vigroux, Tellef Ogrim, Holger Czukay and others. He also participated in many projects like Laboratorio di Musica Intuitiva, Deep Ocean Inside, Three Man and a Camera and others.

“Tacet” is the latest stuff by an Italian musician who played acoustic, electric and fretless guitars, drum machine, harmonica, and also produced microsounds, micronoises and voice a little bit. Other musicians invited by him are: Deborah Walker (cello), Steve Jansen (electric drums), Markus Stockhausen (trumpet), Giovanna Gabusi (voice), Steve Lawson (electric bass) and Frank Moreno (drums).

When I listened to “Tacet” first time, I sensed the boundless depths, endless space and even a feeling of emptiness in the void. And now all is clear. We deal with ambient music. Obviously, it is solos-peeked off album, that’s why you rather won’t be over-excited with any spectacular tricks. Fortunately, all the elements are measured, and the stuff isn’t rambling in comparison to over-avantgarde releases. It’s hard to point at one leading instrumentalist as all musicians equally participate in producing dreary enough atmosphere. I don’t know if you will get the boost of energy, but if you are tired with the tempo of the world and want to get the sensation of muffling, feel free to get on to listening to “Tacet”.

Tom Sekowski on www.gaz-eta.vivo.pl

I’m not particularly sure what the gist of the matter is other than to guess he relies heavily on the use of silence in his music. From Latin, “Tacet” translates as silent, which would describe much of the approach to Formentini’s music. Surrounded by a talented crew – trumpeter Markus Stockhausen, cellist Deborah Walker, drummers Frank Moreno and Steve Jansen – his music takes on a mystical feel of a man who acts as a spiritual guide through risqué terrain. Every single time he plays his electric guitar, there is pensive stillness. In fact, stillness defines the entire recording. Title track, which features Stockhausen on subdued trumpet phrases, appears to move nowhere. The melody is there but movement is invisible. If anything, Formentini is more interested in creating the right atmospherics rather than to be concerned with actual substance at hand. Sure, the details are there, but ultimately the ears settle on the delicacy of sound and the stillness in the air. Haunting in its scope, “Tacet” tends to get only better on repeated listening sessions.


Aurelio Cianciotta on
www.neural.it

Sequenze atmosferiche improvvisative, astratte e sensuali, meticolosamente articolate da Luca Formentini, sperimentatore bresciano e chitarrista ‘colto’, in prestito adesso all’etichetta australiana Extreme. Vantando ospiti quali Markus Stockhausen, Steve Lawson, Steve Jansen (ex Japan) , Deborah Walker e Frank Moreno, ‘Tacet’, produzione realizzata tra il 2005 ed il 2006, risulta infine nella confezione assai musicale all’ascolto, sempre arioso e risonante, non scevro d’influenze anche ambient, d’esotismi world music ed impennate jazzistiche, ricondotte a partiture più tradizionali e molto lineari.
Tredici i brani in scaletta, cristallini per qualità  e fusione d’elementi ma compressi in un impostazione fondamentalmente tutta autorale e tecnicistica.
Aurelio Cianciotta on www.neural.it

Improvisational atmospheric sequences, abstract and sensual, meticulously articulated by Luca Formentini,
an experimenter and ‘erudite’ guitarist from Brescia, releasing for the Australian label Extreme.
With guests such as Markus Stockhausen, Steve Lawson, Steve Jansen (ex Japan), Deborah Walker and Frank Moreno, ‘Tacet’, produced between 2005 and 2006, is a very musical listening experience, always airy and resounding, not without ambient influences, world music exoticisms and jazzy upswings, although always traced back to traditional and linear scores.
Thirteen tracks, crystal-clear in their quality and mix of elements, but compressed into a fundamentally technical form.

Alessandro Cartolari on www.live-electronics.com
Luca Formentini è un chitarrista bresciano attivo da diversi anni e questo è il suo primo cd pubblicato dalla nota etichetta australiana Extreme. Tacet è stato registrato dallo stesso chitarrista tra il 2005 e il 2006 con l’aiuto di diversi ospiti: Markus Stockhausen (tromba), Steve Jansen (batteria elettronica), Deborah Walker (violoncello), Steve Lawson (basso elettrico) e Frank Moreno (batteria).
L’autore, sul suo sito, scrive: “Riempire gli spazi con suono e musica può ridare la sensazione del nulla… Tornare quindi ad ascoltare quella ricchezza di sensazioni che è nell’anima del silenzio“. L’intento è chiaro: pochi suoni curati nei particolari, la creazione di ambienti sonori in lento movimento per chitarra elettrica e chitarra fretless, melodie statiche ma allo stesso tempo suggestive, processamento elettronico ben equilibrato tra loop e risonanze.

Assolutamente da sottolineare l’ottima resa sonora del cd; la gestione “minimale” degli interventi dei guest che in rare occasioni sono più di uno per pezzo e spesso con un ruolo coloristico; la centralità del fraseggio di Formentini. L’unico intervento che risulta deludente è quello di Steve Jansen in Frame, che oppone ad un un fraseggio di “Frippiana” memoria, una ritmica statica e di maniera, che ben poco aggiunge al brano se non una certa banalità. Ben diverse Sensing the mirror e Tacet con Markus Stockhausen, che aggiunge un lato acustico/timbrico all’interessante tappeto del leader, dando vita a due delle improvvisazioni ambient più riuscite, a mio parere, del cd.
Emergono echi pop (The fragile second, Skin for the angel, Layer) e momenti più spregiudicati (Thou, Misha) che hanno un buon incontro/scontro nel brano Coastlight grazie anche all’apporto di Frank Moreno alla batteria.

Un cd di genere, che sceglie luoghi di incontri e di separazioni, di attese e di tensioni soffuse e rallentate, a volte forse didascalico, ma comunque interessante.

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